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Introduzione alla pedagogia steineriana
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Nella pedagogia steineriana il bambino viene considerato come una individualità spirituale che gradualmente si manifesta in modo personale.

Si nasce con la disposizione a diventare esseri umani, ma solo l’educazione è in grado di ottenere questa condizione; in mancanza di un sano rapporto con l’adulto, infatti, il bambino non procede nella conquista della maturità.
Contrariamente alla visione contemporanea che tende a ridurre l’educazione ad una specie di tecnica sempre più fondata sui protocolli standardizzati, essa ha di fatto un’irriducibile pregnanza umana. Il bambino ha bisogno di un educatore e l’esperienza dell’educare è per gli adulti un vero e proprio compito. E’ dunque richiesto al maestro un fondamentale atteggiamento autoformativo che presuppone una disciplina interiore per portare a sviluppo le giuste attitudini pedagogiche. Mentre una prima preparazione dell’insegnante si può avere frequentando uno dei seminari di formazione, della durata di uno o più anni, ricchi di suggerimenti conoscitivi, di attività artistiche, di esperienze pratiche nelle classi, la conquista delle reali e durature facoltà educative poggia sull’incessante lavoro di trasformazione interiore.
Nella scuola steineriana non si cerca di addestrare i ragazzi per un loro adattamento al mondo degli adulti, alle esigenze professionali, alla società secondo un malinteso “principio di realtà”; si persegue invece la promozione e lo sviluppo dell’individualità unica e irrepetibile di ogni bambino.
L’attenzione alla singola individualità e il rispetto dei tempi con i quali essa matura, produce nel bambino il sentimento, prima, e la consapevolezza, poi, di essere accolto e apprezzato non per la sua capacità di adattarsi a ciò che altri hanno deciso, ma per ciò che di nuovo lui può liberamente portare come originale contributo evolutivo.

Si può quindi affermare che la pedagogia steineriana educa alla libertà

Nella visione dell’antropologia steineriana l’individualità si manifesta per gradi, per cicli successivi che seguono precise leggi.
Nei primi anni di vita si conquistano tre principali facoltà e cioè: la posizione eretta con la capacità di camminare, l’uso della parola e infine la possibilità di dire io a se stesso.
Nel primo settennio si fa propria la facoltà della volontà che si manifesta nello sviluppo corporeo e nei movimenti degli arti; nel secondo settennio si sviluppa la vita di sentimento legata ai processi ritmici e respiratori, nel terzo settennio sorge la capacità del pensiero intellettuale e del giudizio critico che poggiano sul sistema neuro-sensoriale.
Trattandosi di tre momenti di crescita per ognuno di essi bisogna sviluppare specifici atteggiamenti pedagogici e il criterio valido per una fascia di età diventerà negativo se applicato all’età sbagliata.
Nei primi sette anni di vita il bambino si offre totalmente agli esseri, all’ambiente, esprimendo adesione al mondo con le forze dell’imitazione, la illimitata capacità sensoria di assorbire impulsi esterni e di risuonare in relazione ad essi. Conforma in tal modo la sua fisicità.
Mentre nell’animale i processi organici e la struttura degli organi, ambedue ereditati, danno luogo al comportamento proprio della specie, negli esseri umani avviene il contrario: è il corpo dell’uomo che si adatta all’io.
Durante il primo settennio, quindi, in relazione al modo in cui il bambino acquisisce la stazione eretta, la facoltà del linguaggio e del pensiero, si attua una liberazione dai condizionamenti ereditari; si manifesta l’individuo e non la specie. Enorme, in questo processo, è la responsabilità dei modelli umani di genitori ed educatori, tramite i quali il bambino, imitando, forgia se stesso.


La scuola materna in particolare non deve offrire attività intellettuali, ma la presenza di adulti che si muovono e lavorano con forze volitive vigorose, poggianti su chiari pensieri e quindi moralmente sane, attente al ritmo della giornata, della settimana, dell’anno. Non servono giochi e giocattoli che stordiscono il bambino, ma essenziali e significativi gesti quotidiani quali girotondi, filastrocche, canti, piccole melodie alla cetra o alla lira, euritmia; fiabe riscaldate dalla voce dell’educatore, disegni con le tavolette di cera d’api colorata, pitture ad acquerello dove si impara a conoscere i colori fondamentali; liberi giochi inventati intorno a semplici bambole di pezza, stoffe colorate, carretti di legno, cavalli a dondolo…
Vi è una costante attenzione a proteggere il piccolo, che tutto assorbe, da sollecitazioni esterne eccessive e non adeguate (televisione, caos cittadino, ecc…) e soprattutto da inutili e dannosi intenti volti a convogliare le sue capacità intellettive. Il mito moderno di anticipare i tempi di apprendimento (leggere, scrivere) lede fortemente le reali esigenze di crescita, perchè fa appello ad uno sforzo anche biologicamente improprio.
Ogni attività intellettuale precoce sottrae forze alla sfera volitiva e del sentimento, ostacola la formazione degli organi interni, pone le basi per una sclerotizzazione dell’essere per future forme stereotipe di pensiero.
Nel primo settennio inizia il cammino dell’essere umano verso se stesso, sempre più si farà spazio in lui l’individualità che gli è propria e che la scuola ha il dovere di riconoscere e di rispettare. 

 
In evidenza
ATTIVITĄ ARTISTICO MANUALI

 

 

  Martedì 6 maggio ore 20.15

REALIZZAZIONE DI ALCUNI VESTITI PER LE BAMBOLE

Incontro per adulti (max 12 persone)

per iscrizioni: Valeria Maltauro tel. 0444-566953 

 

 

 
FESTA

Domenica 11 maggio ore 10.00-18.30

FESTA DI PRIMAVERA

del gruppo giochi "Le Gemme"

Laboratori, giochi e canti con i bambini

 

 
CONFERENZA

 

SABATO 17 MAGGIO ore 20.45

  IL CUORE: PICCOLI DISTURBI QUOTIDIANI

 Relatori:

 Dott. Mario Cavo  cardiologo

  Dott.ssa Silvia Nicolato

  Dott.ssa Monica Scaccabarozzi

 

 

Associazione Pedagogica Steineriana di Vicenza - C.trà Corpus Domini n. 69, Vicenza - 0444 525959